Amigdala e autismo: una prospettiva evolutiva.

Uno studio, condotto nelle Università francesi da Zalla e Sperduti, pubblicato su ResearchGate nel 2013, ha anzitutto scandagliato la letteratura che supportava il coinvolgimento dell'amigdala nei disturbi socio-emotivi nell’autismo e poi ha proposto una versione riveduta dell'ipotesi del ruolo di semplice rilevatore di rilevanza cognitiva dell'amigdala nell’autismo.

Negli ultimi decenni infatti si è via via sempre più delineato un crescente interesse per il ruolo della dell'amigdala nei disturbi psichiatrici e, in particolare, il suo ruolo nei danni socio-emotivi nell’autismo. Dato che l'amigdala è una struttura fondamentale del "cervello sociale" sono state proposte diverse spiegazioni teoriche per spiegare i danni socio-emotivi nell’autismo, ivi compresi un atipico contatto oculare, la difficoltà di elaborazione dei volti, la comprensione dello stato mentale altrui e lo sviluppo dell’empatia. Tuttavia, molte indagini, basate sulla teoria del ruolo dell’amigdala nell’autismo, non sono riuscite a chiarire il complesso modello dei deficit osservati in questa particolare popolazione, deficit che si estendono ben oltre il dominio sociale. Baron-Cohen et al. (2000) avevano precedentemente postulato che il danno o le disfunzioni dell'amigdala fossero alla base delle menomazioni sociali nell’ autismo proponendo l'Emygdala Theory of Autism.

Come poi formulato dalla Rilevance Detection Theory (Sander et al., 2003), l'amigdala umana  è una componente critica del sistema cortico-limbico, un circuito cerebrale coinvolto nella valutazione degli eventi da ritenersi rilevanti che includono, ma non sono limitati, agli stimoli sociali. 

Questo studio ha proposto che le caratteristiche comportamentali e socio-emotive dell’autismo possano essere meglio comprese nei termini di una perturbazione del "Relevance Detector Network" che colpisce l'elaborazione degli stimoli che sono rilevanti per le funzioni di autoregolazione dell'organismo. In particolare, l'amigdala è responsabile, di concerto con la corteccia prefrontale ventromediale della formazione di una mappa soggettiva degli eventi da ritenere rilevanti, scanner del mondo esterno che potrebbe essere accessibile e modulato da processi valutativi consapevoli da parte del soggetto. Questa mappa fondamentale che si vien via via creando include stimoli la cui salienza è determinata dal loro intrinseco significato biologico, dalle proprietà fisiche o dal contesto estrinseco in ogni specifica situazione. In questa prospettiva, una stimolazione fisicamente intensa di eventi emotivamente eccitanti, associati all’iper-attivazione dell'amigdala vengono attivamente evitati dal soggetto, al fine di  ridurre l’intensità degli eventi stressanti, tra i quali quelli sociali e scolpisce l'autoregolazione del comportamento. A il livello neurale, la ricerca ha concordato con il modello teorico  della disconnessione dell'amigdala e dell’iper-attivazione, e gli studiosi affermano che l'iperattivazione dell'amigdala derivi da una modulazione top-down difettosa nel coinvolgimento delle aree prefrontali che comunque sempre sono  coinvolte nei processi valutativi consapevoli.

 

Gli autori sostengono che il modello complesso di emozioni e di disabilità socio-comportamentali tipicamente riportate nell’autismo riflettano soprattutto un'interruzione del sistema neurale dedicato all'elaborazione delle informazioni rilevanti per se stessi, basandosi principalmente sull'integrità funzionale e di connettività del circuito corteccia frontale-amigdala. Infine, gli autori hanno suggerito nuove direzioni nelle indagini del ruolo del dell'amigdala nel quadro della connettività corticale, più in generale perturbato, come un modello di organizzazione neurale diversa del cervello autistico. Gli autori hanno concluso che il disturbo sociale negli autistici potrebbe essere meglio compreso in termini di interruzione della rete di strutture con le quali l'amigdala è collegata alle altre reti neurali, piuttosto che come un deficit dell'amigdala stessa. Una neurodiversità.