Autismo e HLA

Human leukocyte antigen (HLA) è un gruppo di geni (almeno 30) che costituiscono il Complesso Maggiore di Istocompatibilità, anche detto Major Histocompatibility Complex (MHC).

L’HLA corrispondente a MHC di classe I presenta peptidi dall'interno della cellula (compresi i peptidi virali, se presenti). Antigeni estranei attraggono le cellule T killer (o citotossiche) che distruggono le cellule.

L’HLA corrispondente a MHC classe II presenta gli antigeni dall'esterno della cellula dei linfociti T. Questi antigeni particolari stimolano la moltiplicazione delle cellule T helper, che a loro volta stimolano a produrre anticorpi contro antigeni specifici.

Gli anticorpi (noti anche come immunoglobuline) (Ig), vengono utilizzati dal sistema immunitario per identificare e neutralizzare corpi estranei, come batteri e virus. Gli anticorpi riconoscono “gli estranei” e li segnalano al sistema immunitario, e questi estranei sono chiamati antigeni. Attivano la risposta immunitaria. Il problema nasce quando questo sistema si confonde ed attiva una risposta contro parti che estranee non sono…

 

“Le risposte neuroimmunologiche sono gestite dal sistema HLA (Human Leukocjte Antigen). HLA sono di due tipi: HLA I (linfociti citotossici) che serve a presentare in superficie molecole interne alla cellula a cui il complesso si lega (virus, batteri o tumori); HLA II (che regola soltanto alcune cellule immunitarie, i linfociti B, i macrofagi e le cellule dendriditiche).

Il complesso HLA permette il riconoscimento dell’antigene da parte dei linfociti e consente ai linfociti di riconoscere se quell’antigene è pericoloso oppure innocuo e se si tratta di un virus o di un batterio. Costituisce infatti un aspetto fondamentale dell’organizzazione della risposta immunitaria nella direzione di tollerare quell’antigene (se riconosciuto dall’organismo come “parte di sé”, self) e di avere una risposta reattiva (se l’antigene è estraneo).

Anche le encefalopatie sono gestite dal sistema HLA, pur se vi partecipano altri co-fattori.

Massimo Montinari sostiene che l’autismo sia essenzialmente una encefalopatia subclinica dovuta ad una reazione immunomediata che interessa essenzialmente la membrana ematoencefalica, organo immunocompetente, ricca di antigeni di istocompatibilità.

Quindi l’innesco della patologia avviene con un meccanismo simile all’allergia. I processi infiammatori in questo situ sono legati all’infiammazione peri-vascolare, in cui i meccanismi di attivazione sono legati alla presenza di citochine infiammatorie che provengono dagli alimenti. Una qualsiasi intolleranza produce citochine. Quando batteri o virus entrano nel corpo, il sistema immunitario è spinto a distruggere e rimuovere quello che riconosce come estraneo. Le cellule immunitarie attivate rilasciano varie citochine che funzionano come messaggeri chimici per attrarre le altre cellule immunitarie e segnalare al cervello l’infezione in atto.

Alcune citochine sono prodotte esclusivamente dalle cellule immunitarie, altre invece sono prodotte e influenzano tutte le cellule dell’organismo, ivi compreso il cervello. Un’infiammazione cronica può contribuire a creare un’infiammazione della barriera ematoencefalica e quindi a determinare ipo-perfusione cerebrale. La comunicazione delle citochine al cervello può aiutare il sistema immunitario a combattere un’infezione ma può anche, se innaturalmente protratta, portare ulteriori, ben più serie patologie.

Il mercurio viene utilizzato dall’industria farmaceutica per stabilizzare i farmaci, l’alluminio viene impiegato per prolungare il tempo di azione dei vaccini, infatti l’alluminio fa distanziare fra loro le molecole del sistema HLA.

Queste molecole sono una sorta di radar, hanno un po’ l’aspetto di “manine” e quando il virus si avvicina danno l’input al globulo bianco perché produca anticorpi specifici. Però l’alluminio crea un distanziamento sulla superficie dei radar e questo può arrivare a rompere i legami aminoacidici degli antigeni. Quindi se i geni HLA di quel soggetto avevano una predisposizione per una patologia autoimmune (celiachia, tiroidite, diabete, ecc.) o anche per i tumori, il sistema impazzisce e si attiva la risposta autoimmune. Questo meccanismo è stato verificato nel fenomeno del rigetto nei trapianti di organo. Con la rottura dei legami aminoacidici degli antigeni c’è la formazione di antigeni solubili e questi rappresentano una forte fonte di tossicità sistemica. In quei casi in cui ci sia stata una rottura dei legami dovuta al metallo pesante, ciò è dovuto al fatto che i metalli agiscono con il meccanismo di rompere la proteina che serve per il recupero nel trasporto dei neurotrasmettitori (almeno quattro: acido glutammico, glutammina, alanina, glicina). Questo è il nesso causale-sistemico tra Sistema Nervoso Centrale (esattamente nella GLIA) e Sistema Immunitario e l’apparato neuroendocrino nel quale svolgono un ruolo fondamentale gli antigeni di istocompatibilità (HLA).

I processi infiammatori correlati sono legati ad un processo infiammatorio perivascolare. I meccanismi di attivazione sono legati proprio alle citochine infiammatorie che finiscono con il determinare individuali intolleranze ad alcuni alimenti. Una qualsiasi intolleranza produce citochine. Le citochine entrano nel circolo ematico, superano la barriera ematoencefalica e creano processi di infiammazione vascolare che producono blocchi metabolici nei distretti cerebrali.”

 

 

Letizia Bernardi Cavalieri. “Frammentare l’iceberg, pagg. 192-194

 

 

 

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